A seguito delle nostre iniziative i cervelli elaborano, coniugano, discernono, sfidano etichette e categorie. Di seguito alcune elucubrazioni, a volte appunti disordinati di viaggio. Da cosa nasce cosa, e talvolta ne esce un nuovo seminario.
SCONFINAMENTI
Scambio a seguito del seminario (19.10.2024)
Care e cari,
condivido con voi dopo gli stimoli del bel seminario di ieri qualche pensierino che magari potremmo sviluppare in primavera.
Mi piacerebbe ragionassimo anche in chiave comparata e genealogica sul
senso, metodo, processi di categorizzazione e nessi socio-storici dei vari tipi di sconfinamento che ci interessa.
S-confinamento? Per sconfinare serve chiarire ruolo dei confini. Già lo diceva in apertura Musso ieri. Ma i confini rimandano a realtà proprietarie: territoriali o simboliche che sia.
Ruolo dunque cruciale del confine, territoriale e cognitivo oltreché accademico.
Pensiamo: l’800 è il secolo nascita dei nazionalismi moderni & il secolo di nascita delle Università in senso moderno tedesche (cioè ricerca nei lab + insegnamento nelle classi). merita un pensiero di correlazioni…
Kant scrive nel 1798 Il Conflitto delle Facoltà con la ragione di rovesciare le facoltà accademiche supreme dell’ordinamento, teologia giurisprudenza, con la filosofia che era in basso, in altre gerarchie di senso. Alcune cose come postura ci risuonano anche se l’intento è, ovvio, diverso.
Così come risuona sul piano concreto la ‘difesa dei confini patrii’ cui stiamo assistendo (tra processo Open Arms, Campi di concentramento in Albania, politiche migratorie che in Usa decideranno tra Harris e Trump, guerre in corso in Est-Europa e Medio-Oriente). La logica sotto sotto è quella di ‘Questa terra è nostra da sempre’: idem traslato sul piano simbolico delle idee e delle ricerche.
Dal seminario di ieri per me comincia a uscire forse una certa utilità di prendere in esame diverse tipologie di sconfinamento, almeno quelle che ieri lì leggevo da voi:
- Esigenza filosofico-culturale di non perimetrare e dunque libertà culturale con passaggi tra discipline quasi come forma di ecumene e indipendenza da normative strette… da alcune repliche dal pubblico: in direzione di maggiore cultura estesa, ripresa umanesimo ecc. tipo ‘libertà da-‘… un po’ quasi la decompartimentalizzazione di cui parlava Panofski per Rinascimento).
- Necessità di entrare-uscire (senza obbligo di dogane…) per ricerche specifiche su un tema che non si esaurisce nel disciplinare accademico, ovvero ‘l’inseguimento dei problemi là dove questi ti portano’ – cui già facevo cenno citando Georges Canguilhem. Una transitorietà nomadica più che un allargamento a tutto campo. Una necessità procedurale. tipo ‘libertà di-‘.
- Il debunking delle dinamiche del disciplinamento che in nome di un settore prevalente secondo tradizione (tipo critica letteraria per Leopardi, Levi) hanno occultato passate libertà in personaggi famosi sul piano storiografico (alla Di Meo).
Si tratta di rileggerli come sconfinamenti? Come immersioni e pratiche meticce in cui la scienza si fa motore anche letterario? Come il caso Leopardi ma anche Primo Levi che non sono ’solo ‘ letteratura o poesia, di scavare oltre il perimetro dei codici poetico letterari. - (aggiungo ora qui ) La ‘punibilità’ accademica dello sconfinare in quanto ‘eclettismo’ (ovvero genericità superficialità) e non invece come pratica di bildung formativa che dà i suoi frutti avanti nella vita. Si veda il caso di Gregory Bateson, perdente accademico tra antropologia biologia psichiatria cibernetica e durevole intellettuale geniale, anticipatore tardivo di epistemologi future . Modello però problematico per i giovani ricercatori: paghi una tassa salata subito e hai un guadagno differito molto avanti.
Senza confini non sconfini c’è solo erranza.
Senza sconfinare non crei c’è solo cumulatività.
Commento di Elena Gagliasso (EG)
Suggerisco di valutare la distinzione fra confini e frontiera (passibile di spostarsi, rispetto alla rigidità generalmente attribuita al confine) nei border studies.
Cristiana Fiamingo (CF) (19.10.2024)
https://www.passionelinguaggi.it/2022/05/01/confini-e-frontiere/ .. vedetevi intanto questo bello del bravo Maurizio Iacono (lo lo userò il 26 mattina alla tavola rotonda di MicroMega… se qualche romano è interessato vi aspettiamo lì: “A più voci. Laboratori politici. Micromega +MAAM / Museo Metropoliz, Via Prenestina.
25-26 ottobre. La nostra tavola rotonda è 26 mattina alle h.11
E.G.
Cara Elena, molto interessante ciò che hai scritto. Credo, tuttavia, che bisogna innanzitutto riflettere sulla nozione di “confine”. Un confine, infatti, circoscrive e distingue, ma è anche la linea di contatto con un “altro da sé” sia esso un territorio fisico o intellettuale. Esso, inoltre, è anche un “filtro” che consente o vieta l’ ingresso di qualcosa o qualcuno all’interno dello spazio che circoscrive. Ciò riguarda le nazioni, i popoli, le culture, le lingue, le discipline e…i sistemi di parentela, la propria sfera personale corporea ed emotiva, ecc ecc: insomma c’è da discutere….
Grazie
Antonio Di Meo (AdM)


Lascia un commento