TEMI DI DISCUSSIONE

Interdisciplinarità

[Post di Cristiana Fiamingo, 21.12.2019]

In un volume di SAPIENS [intrigante acronimo di Survey And Perspectives Integrating ENvironment and Society] di quasi un decennio fa, nella categoria “Disambiguation“, Anne Blanchard e Jean-Paul Vanderlinden hanno pubblicato un interessante articolo che, prendendo le mosse da una ricerca interdisciplinare in tema di cambiamento climatico, ha tentato di circoscrivere l’interdisciplinarità. In Dissipating the fuzziness around interdisciplinarity: The case of climate change research SAPIENS, 3.1 | 2010, gli A. sostengono che la prima fase per quanti si impegnino in un progetto interdisciplinare consista proprio nel definire e collocare il grado di interazione tra le discipline coinvolte e riflettere su una definizione armonizzata di interdisciplinarità. In apertura delle attività del Centro di ricerca Coordinata “Interdisciplinare” SHuS (Sostenibilità e Human Security, agende di cooperazione e governance), nel novembre 2015, presso la Statale di Milano, ospiti di Agraria, i membri di alcuni dei dipartimenti coinvolti, si sono cimentati in una brainstorming session, sul tema della «sostenibilità» in una rigorosa agenda interdisciplinare, cui invitammo Guglielmo Chiodi (economista de La Sapienza e oggi Presidente della NA) e Bendetta Merlo, che portò la voce della società civile.

Di fatto, la Nuova Accademia si sviluppò lì, a fronte della complessità che ne emerse – sebbene, come ricorda Arta Musaraj, la sfida scientifica della NA sia nata sul Monte Dajti a Tirana con la visita del Prof. Chiodi, in quell’epoca in Albania e nel salotto della professoressa Macioti, abbia assunta una sua identità – . Il grado di interazione richiesto tra le discipline, a fronte di una tale complessità, in un clima aperto e stimolante di confronto, fornì lo scopo del progetto interdisciplinare, rendendoci consapevoli che tale interazione avrebbe influenzato, in primo luogo, le regole e i valori specifici per strutturare le interazioni e, in secondo luogo, gli obiettivi sostanziali, procedurali o contestuali del progetto che avremmo scelto di volta in volta.
Blanchard e Vanderlingen sostengono che le interazioni interdisciplinari possono essere caratterizzate da quattro diversi livelli di integrazione, tra i quali gli studiosi devono differenziarsi. Se è vero che sia indispensabile partire dalla coscienza della pluridisciplinarità che – come ben sappiamo a fronte della coesistenza dipartimentale che viviamo in accademia – non richiede necessariamente scambi reciproci, la multidisciplinarità è l’incontro di discipline distinte intorno a un tema di studio comune: anche se ciascuna è autorizzata a mantenere le regole, i metodi e gli strumenti specifici propri, questa si caratterizza per favorire  forme di interpretazione meta-disciplinari dei fenomeni. Ed è questo l’obiettivo che ci siamo posti nella NA: superare i limiti delle classi concorsuali e relative declaratorie per tentare di estrapolare, attraverso le nostre “Giornate di Studio”, delle forme meta-disciplinari in grado di produrre nuovi approcci ed esperire forme di comunicazione di impatto sulla società.
Ora, se l’interdisciplinarità consente lo scambio di concetti, regole, metodi e strumenti tra diverse discipline, al fine di raggiungere una comprensione globale di un tema comune, NA intende, con le sue Giornate di Studio, proiettare nell’immaginario degli studiosi in dialogo e dell’uditorio relazioni speciali fra i vari approcci disciplinari e le esperienze coinvolte nel dibattito, fornendo scenari prospettici che dipanino la complessità del fenomeno. Si tratta di limitate forme di “fecondazione” incrociata, se vogliamo, che – ne siam convinti – porteranno gioco-forza i confini disciplinari a sfumarsi reciprocamente ed a sfaldare una cultura dei muri che, purtroppo, vige sovrana in Accademia. E’ questa la dimensione transdisciplinare:  un processo di integrazione che supera i confini disciplinari per una comprensione più completa di un mondo complesso. Così, nell’esempio scelto dai due A.

i modelli del ‘Sistema terrestre’ illustrano la transdisciplinarità, nel modo in cui mirano a integrare le dimensioni ambientali, sociali ed economiche necessarie per comprendere il funzionamento della Terra, per meglio ancorare la scienza nelle realtà sociali e politiche e per rispondere alle loro aspettative“.

La transdisciplinarità, dunque, ancorchè spesso confusa con interdisciplinarità, si differenzia da questa nella misura in cui si crea una nuova disciplina, con codici e strumenti propri. Quali intento di implementare queste occasioni, le Giornate di Studio della NA si articolano attorno a parole chiave che, lanciate come dadi in mezzo ad un’arena, inducano a sfidare gli ambiti disciplinari, portandoli a sfondare i propri confini.
I dadi lanciati a marzo scorso sarebbero stati «Devastazione. Dissoluzione. Assuefazione. Trasformazione (uno sguardo critico sulla contemporaneità)» ne avremmo dovuto parlare il 31 marzo, a Milano, ma il lockdown – quale misura di limitazione dei contagi da  Covid – ha impedito che potessimo incontrarci nella Facoltà di Scienze Politiche Economiche e Sociali (SPES), ma ci rifaremo in una prossima stagione, mentre il 18 dicembre 2020 tenteremo di sviscerare le sfide del covid all’equilibrio umano [to be continued]

Cristiana Fiamingo [integrato il 30 novembre 2020]

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